22 Maggio 2007: Curmi, ReAle e i prodotti Camuni
# 22 maggio 2007, 23:01
Martedi 22 Maggio si è tenuta la degustazione delle birre Curmi del birrificio 32 Via Dei Birrai e della ReAle della Birra del Borgo, organizzata dalla Compagnia_del_Luppolo .
Il tutto è stato degustato con dei prodotti dell’Azienda Agricola San Faustino , che hanno deliziato palati dei quasi 60 presenti, come si nota dalle foto, con dello Strachet di latte vaccino e di un pregiato fileto di maiale privo di grassi-per quel che riuada la Curmi- e di un formaggio di capra, lo Stael, e del salame tipico bresciano a pasta grossa, per accompagnare la ReAle.
Sapori delicati per la birra bianca del birrificio di Treviso e sapori un po’ piu’ decisi per la Ale del birrificio di Rieti
Conosciamo piu’ da vicino i protagonisti di questa splendida serata.
Curmi , descritta come “ Birra “Bianca” speziata, ottenuta con farro e malto d’orzo. Naso fruttato, esotico, floreale con note di paglia, fieno e mollica di pane. Rinfrescante, con una leggera acidulita’ data dalla speziatura. Corpo piu’ consistente rispetto alle birre della stessa categoria. Da provare come aperitivo, cibi delicati senza salse grasse, formaggi freshi, carni bianche e pesce”, che è stata degustata con il Fatulì , un formaggio duro, affumicato, a media-lunga stagionatura ottenuto dalla coagulazione del latte interno di sola capra bionda dell’Adamello, razza autoctona;l’operazione di affumicatura lascia sulla crosta del formaggio l’impronta della grata sulla quale viene posto e questa, unita all’intensa colorazione gialla, lo caratterizza rispetto a qualunque altro formaggio, e con lo Strachet, formaggio semistagionato ottenuto dalla coagulazione del latte vaccino intero caldo appena munto del mattino; se ne ricava una forma di dimensioni notevoli la quale viene poi porzionata dopo 5/6 ore di riposo in pezzature piu’ piccole ed iregolari.Il sapore ricorda il latte e i foraggi con cui si nutrono le bestie.
I due formaggi sono stati serviti accompagnati dal filetto di maiale di allevamento aziendale, un salume conciato con vino rosso, pepe chiodi di garofano, foglie di alloro e insaccato nella rete del maiale stesso dove stagiona per circa 30 giorni.
La seconda birra degustata, la ReAle, medaglia d’argento al concorso “Birra dell’Anno” Unionbirrai 2005 e 2006 ,è ispirata alle tradizionali india pale ale inglesi , ma prodotta con l’aggiunta di luppoli americani. Al naso si percepicoscono sentori agrumati (di pompelmo e arancia) e speziati. In bocca il malto la fa da padrone, segue poi il fruttato ed infine l’amaro che rimane intenso e molto persistente.
E’ stata accompagnata con il formaggio Stael, classica formaggella camuna di capra, è un formaggio a pasta semicotta, molle o semidura, a media stagionatura, ottenuto dalla coagulazione presamica di solo latte intero di capra. Presenta crosta sottile e pasta bianca, cuniforme, con occhiatura assente o appena visibile.
Il sapore è dolce e aromatico, leggermente acidulo e tanto più intenso e piccante tanto più protratto è il tempo di stagionatura; seguito poi dal Mascarpi’, tradizionale ricotta di capra affumicata anch’essa con frasche verdi di Ginepro e alloro, offre un buon contrasto tra il dolce e il forte sentore affumicato.
Infine, il classico salame Bresciano a pasta grossa stagionato, impastato con aglio, vino rosso, pepe, chiodi di garofano e cannella.
Il sapore è speziato ma lascia spazio al gusto della carne allevata seconda la migliore piu’ naturale tradizione.
Un perfetto contrasto di sapori tra il tipico amarognolo della ReAle e i molteplici sapori caserecci dei prodotti Camuni accostati questa sera.
Intervista a Kuaska
# 22 maggio 2007, 19:23
Intervista a Kuaska
La birra artigianale italiana
Birra artigianale: ma come deve essere una birra per potersi fregiare di quest’appellativo?
Artigianale!! A volte è un termine un po’ vago, abusato o, peggio ancora, usato a sproposito. Ti dirò allora cosa intendo io per birra artigianale, OK? E’ una birra di norma non filtrata, né pastorizzata, creata, con ingredienti di altissima qualità e senza l’utilizzo di succedanei, da un piccolo produttore in quantità limitate e spesso servita direttamente nel brewpub e/o fornita a pubs, ristoranti o negozi della stessa area geografica.
La notorietà che stanno avendo le birre artigianali è solo una moda del momento o rappresenta qualche cosa di più?
La seconda che hai detto, per fortuna! Forse all’inizio l’opinione pubblica italiana, si era interessata a questo emergente fenomeno più dal lato folcloristico, che da quello culturale che la birra in generale può vantare e che in paesi di grande tradizione nessuno osa mettere in discussione. Ma la tenacia e la bravura dei nostri giovani agguerriti mastri birrai stanno ricucendo in fretta lo strappo e, da Direttore Culturale di Unionbirrai, sono orgogliosamente in grado di affermare che le nostre birre artigianali sono sempre più capite, accettate e apprezzate, non solo in patria ma anche all’estero.
L’Italia che ruolo gioca nella produzione di birra artigianale di qualità?
Riallacciandomi alla risposta precedente, posso sostenere in tutta tranquillità che i nostri artigiani giocano ormai un ruolo importante a livello internazionale e posso provare quest’ardita tesi con tanto di inconfutabili prove alla mano. Nel 1999, quindi solo un anno dopo la formazione di Unionbirrai (l’associazione dei microbirrai italiani) e solo tre anni dopo la nascita dei primi microbirrifici, siamo entrati nell’EBCU (European Beer Consumers Union). Ma non solo: nel 2000 tre birre italiane (rigorosamente artigianali) parteciparono per la prima volta al prestigioso Great British Beer Festival di Londra, vera e propria celebrazione della birra di qualità. Come andò? Dopo un giorno e mezzo le nostre birre erano già esaurite (“sold out” come dicono loro) e il trionfo che i competentissimi visitatori ci tributarono indusse gli organizzatori non solo a volerci sempre presenti ma con sempre più prodotti. Il 2001 e il 2002 ci videro sempre più protagonisti e la fama dei nostri artigiani ben presto attraversò l’oceano. Ora birre artigianali italiane si trovano nei migliori ristoranti di Manhattan e l’importatore mi dice che sono le più care degli Stati Uniti.
Una birra artigianale costa sicuramente di più di una birra normale: come spiegare questo ad un normale consumatore?
Il consumatore deve tenere in considerazione una serie lunghissima di fattori che fanno inevitabilmente lievitare i costi… per citare solo quelli principali: gli ingredienti di prima qualità e acquistati in quantità ridotte rispetto alle birrerie industriali, i tempi più lunghi che passano da quando una birra artigianale viene prodotta al momento in cui la si può acquistare, i tempi brevi di scadenza del prodotto in quanto “vivo” e non pastorizzato e l’estrema difficoltà nel trasporto di quasi tutti questi prodotti “vivi”, che soffrono i viaggi al contrario delle birre industriali pastorizzate che se bevute a Milano, Manila o Città del Capo sono sempre uguali. Davanti ad una birra di miglior qualità, più ricca di sapori e di gusto, il consumatore spenderà volentieri qualcosa in più. D’altronde un mobile dell’Ikea costa meno di quello fatto a mano da un vecchio artigiano dell’entroterra!
Qual è l’approccio giusto a questo tipo di birra?
Lo stesso che si deve avere davanti al mobile dell’artigiano che ho citato prima. Cioè un approccio culturale. Non si beve e basta, per dissetarsi o accompagnare una pizza o un panino. Spesso abbiamo l’artigiano (in questo caso mastro-birraio) a disposizione che può rispondere ad ogni nostra domanda, farci vedere l’impianto e come fa la birra e perché la fa in quel modo e perché ha iniziato a farla e così via. Di solito chi produce birra artigianale ha uno spiccato amore per le cose naturali e genuine ed è anche a questo tipo di pubblico che si rivolgono. Non a caso molti birrifici godono di una meritata fama non solo per ottime birre “crude” o “integrali” ma anche per proposte culinarie di alto livello, spesso proponendo piatti innovativi di “cuisine à la bière”.
Nel ricercare una buona birra artigianale, a cosa occorre prestare attenzione per non farsi fregare…?
Risposta secca: esistono grosso modo due tipi di brewpub (cioè birrifici che producono e servono la birra nel proprio locale). Il primo, molto “trendy” con cameriere tipo “veline” (rigorosamente digiune di qualsiasi nozione inerente alla birra) che volteggiano con in mano vassoi di tacos e sushi taroccati, al suono di musica hip hop assordante, cercando di non sbattere contro fredde strutture hi-tech e soprattutto contro quel decorativo cipollone di rame del quale ignorano la funzione. Il secondo è incentrato sulle birre che produce e che serve. Dispone di uno staff competente, istruito a dovere, che conosce le birre servite nel locale e che sa dare consigli e informazioni ai clienti. Ottimo cibo e buona musica saranno ovviamente ben graditi ma la birra resterà sempre il fulcro del locale. Sono questi i birrifici che lavorano duramente nella ricerca di nuove birre, sono i birrifici protagonisti della nostra ormai irrefrenabile “renaissance”.
Quali birre artigianali consigli per chi vuole iniziare qualche degustazione?
Come Direttore Culturale di Unionbirrai dovrei essere “super partes” ma, è innegabile che alcuni dei nostri più sperimentati birrai sono riconosciuti a livello internazionale e certo non a caso. Quindi consiglierei di cominciare da questi produttori…in stretto ordine alfabetico: il Birrificio Italiano di Lurago Marinone (CO) e Le Baladin di Piozzo (CN). All’interno della loro ampia gamma opterei poi per un percorso degustativo “in crescendo” partendo dalle birre semplici arrivando gradatamente a quelle più complesse. Ovviamente da ligure non posso che consigliare poi l’emergente Fabbrica Birra Busalla che migliora di continuo la propria produzione di base non disdegnando di ricercare nuovi prodotti utilizzando ingredienti meno usuali come le castagne e il miele.
Noi consumatori, possiamo aiutare il futuro della birra artigianale?
Certamente! Non solo preferendola a quella industriale ma soprattutto nello sforzarsi di “capirla”, di spronare con lodi di incoraggiamento e se necessario anche di stimolare con critiche costruttive, i nostri agguerriti giovani birrai artigianali.
Lancia un appello per far conoscere e apprezzare la birra artigianale…
Carissimi consumatori “pantofolai” che andate a comprare la solita insipida e anonima birra al supermercato sotto casa: come spesso fate per il vino, l’olio, il formaggio e così via, andate a cercarvi anche le saporite birre artigianali e goderete appieno della ricchezza dei loro profumi e del loro gusto. A questi punto mi direte: va bene ma dove stanno questi produttori? Nell’era di Internet sarà impossibile scovarli… ed invece eccovi alcuni siti ad hoc:
Sito Ufficiale Kuaska
UnionBirrai
fonte mondobirra
Resoconto della degustazione del 15 Maggio
# 21 maggio 2007, 14:02
Ecco finalmente le prime immagini della serata del 15 Maggio!
Cliccando sulle immagini potrete visualizzarle a pieno schermo e salvarle sul vostro computer.
Siamo fieri di riportarvi il commento dell’invitato, Kuaska, sull’Abbazia:
- “...Che dire del locale? Perfetto è la parola giusta. Il mio intuito mi diceva che Michele Galati (incontrato al Villaggio di Bibbiano e al recente Borgo Day) fosse un gestore speciale e la conferma è puntualmente arrivata appena varcata la soglia del locale.Un’altra gemma nel ristretto panorama nostrano dei “templi” della birra non ha nulla da invidiare ai migliori locali del Belgio, parola mia.Da non perdere, concordo con Schigi, il viaggio vale veramente la pena, da ovunque.Kuaska, che replicherà con piacere”
Qui potete trovare gli altri commenti!
E ovviamente, attendiamo qui di seguito i vostri!





